Gandhi  

di Mirella G - 5c 2004 - 2005

Vita:

I

l nome Gandhi significa “droghiere” in quanto la sua famiglia per un breve periodo esercitò il piccolo commercio di spezie. Nelle ultime generazioni tale famiglia ricoprì anche ruoli importanti nella società, infatti il padre Mohandas Kaba Gandhi era stato il primo ministro del principe rajkot.

All’età di tredici anni, tramite la scelta dei genitori, venne sposato ad una sua coetanea.

Raggiunti i trentasette anni, d’accordo con la moglie, prese il voto di castità per poter essere pienamente fedele alla sua religione.

Il 4 Settembre1888 Gandhi si imbarcò a Bombay per raggiungere Londra dove si dedicò alla lettura di vari testi, anche di altre religioni, così facendo ottenne l’abilitazione alla professione legale e tornò in India. Il suo ritorno a casa fu poco piacevole a causa della morte della madre questo lo spinse a partire per il Sud Africa dove si imbatté nel razzismo che incombeva in quei territori.

Spinto da un forte orgoglio convocò una riunione con la colonia indiana d’Africa dove, per far in modo che la comunità venisse accettata, esortò i commercianti ad essere il più onesti possibile e ad avere maggiore pulizia personale.

Durante la guerra degli zulù, dove Gandhi si presentò con un corpo di ambulanza volontario, compì su di sé esperimenti di una pratica che poi diverrà familiare e cara: il digiuno, come mezzo di purificazione e di autodominio. Cominciò da qui la satyagraha, ovvero la forza della verità, che diventerà l’arma dei deboli. 

Nell’ Agosto del 1906 il governo obbligò tutti gli asiatici a munirsi di scheda d’identità, a fornire la impronte digitali e a sottostare ad altre umilianti misure di polizia che li ponevano a livello di comuni criminali. Gandhi esortò la sua gente a non rispettare gli obblighi e a non pagare le multe. Facendo così nel 1907 venne arrestato e ricevette l’intimazione di lasciare il paese entro 48 ore; avendo disobbedito fu processato e chiese al giudice di accusarlo in modo tale da avere una pena superiore ai suoi compagni.

Nel 1915 Gandhi torna in India dove, già da un po’ di tempo, circolavano fermenti di ribellione contro il dominio britannico. Per questo motivo diverrà il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.

Negli anni successivi combatterà due grandi campagne “satyagraha”, rispettivamente nel 1919 e nel 1921, per boicottare le merci inglesi e per rivendicare il diritto di indipendenza. Entrambe le volte sarà incarcerato e in seguito liberato.

La terza e più famosa campagna fu quella del “sale” avvenuta nel 1930 dove Gandhi incitava il popolo a disobbedire al pagamento della tassa sul sale perché troppo elevata. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50000 persone, la “Grande Anima” risponde agli arresti sempre con lo sciopero della fame.

Il 15 agosto 1947 dopo la Seconda Guerra Mondiale l’ India ottiene l’indipendenza dalla Gran Bretagna, Gandhi vive questo momento in preghiera e solitudine perché questa indipendenza aveva creato una frattura interna nel paese suddiviso ora tra indù e musulmani.

L’atteggiamento moderato gi Gandhi nei confronti di questa spaccatura provoca in un fanatico indù l’odio che porterà il “mahatma” alla morte, infatti verrà ucciso il 30 gennaio1948.   

 

 

La marcia del sale:

Nel 1930 Gandhi propose una nuova forma di disobbedienza civile basata sulla legge del monopolio del sale che incideva in maniera negativa soprattutto sui poveri. All’alba del 12 marzo seguito da una folla di studenti si diresse, a piedi, verso la costa per fabbricare qualche grammo di sale. Il 5 aprile Gandhi raggiunse il mare a Danni dove in mezzo alla folla che lo acclamava raccolse qualche grammo di sale; da qui iniziarono i moti del sale: i contadini cominciarono a rifiutare il pagamento dell’imposta, ci fu un boicottaggio generale dei tessuti stranieri, i funzionari furono colpiti da ostracismo, infine i negozianti si rifiutarono di vendere i loro generi più necessari. Gli inglesi cercarono dapprima di reagire facendo caricare dimostranti dalla polizia. Gandhi fu arrestato e la direzione fu assunta dalla moglie che inseguito venne arresta anch’essa. Il 25 gennaio 1931 Gandhi ed altri membri dell’esecutivo vennero liberati e nel febbraio dello stesso anno fu raggiunto un accordo definito “patto Irwin-Gandhi” con il quale il governo britannico modificava le leggi sul monopolio del sale, liberava i detenuti politici e revocava le ordinanze speciali, in cambio il Congresso accettò un accordo sulle linee generali della nuova costituzione.  

 

Tre punti fondamentali del pensiero di Gandhi:

 

Messaggio:

Il messaggio che il Mahatma ha cercato di dare al mondo intero rimane senza dubbio molto attuale anche se la storia moderna continua ad essere macchiata dalla guerra e dalla violenza.

Gandhi con le sue sole forze da “piccolo grande uomo” riesce a sconfiggere il potente Impero britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’ indipendenza per il suo paese. Ottiene tutto questo con la forza sbalorditiva della non violenza, del boicottaggio pacifico, della resistenza passiva e della forza della Verità (Dio).

Con questo dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la forza di un popolo intero, con le sue parole cerca di incoraggiare a cercare di seguire la propria strada senza esitazioni e a non aver paura. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggiunge: “…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare…,tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire”

 

 Il precetto della seguente strofa didattica di Gajarati – rispondere al male con il bene – fu il principio guida di Gandhi:

 

“Per una scodella d’acqua,

rendi un pasto abbondante;

per un saluto gentile,

prostrati a terra con zelo;

per un semplice soldo,

ripaga con oro;

se ti salvano la vita,

non risparmiare la tua.

 

Così parole e azione del saggio riverisci;

per ogni piccolo servizio,

dà un compenso dieci volte maggiore:

 

Chi è davvero nobile,

conosce tutti come uno solo

e rende con gioia bene per male.”